Scopri Léon Spilliaert: vita, stile ed eredità artistica

Nato il 28 luglio 1881 a Ostenda e morto il 23 novembre 1946 a Bruxelles, Léon Spilliaert occupa un posto singolare nell'arte belga del primo Novecento. Figlio di un profumiere di Ostenda, in gran parte autodidatta, non seguì alcun percorso accademico e non aderì a nessun movimento costituito. Da questa libertà nacque un'opera riconoscibile fra tutte: marine notturne, moli deserti, lampioni solitari e autoritratti tormentati, colti in una luce che sembra provenire dall'interno. La sua sensibilità, insieme simbolista e pre-espressionista, ne fa uno dei grandi solitari della pittura moderna, la cui intensità continua a toccare gli appassionati d'arte come quelli di decorazione.

Dipinto Vertigine - Léon Spilliaert
Dipinto Vertigine - Léon Spilliaert

Oggi possiamo riscoprire questo universo attraverso le riproduzioni di dipinti di Léon Spilliaert, che restituiscono la finezza delle sue carte e la profondità dei suoi neri.

Un figlio di Ostenda, tra il mare e l'insonnia

Tutto, in Spilliaert, riconduce a Ostenda. La città portuale del Mare del Nord, le sue spiagge, il suo lungo molo e il suo lungomare formano lo scenario ossessivo della sua opera. L'artista soffre molto presto di una salute fragile: insonnie croniche, persistenti mali di stomaco. Di queste notti senza sonno fa una materia artistica. Cammina solo lungo il molo e il lungomare, quando la stazione balneare è svuotata dei suoi passeggiatori, e riporta da queste deambulazioni notturne visioni di vuoto, di silenzio e di attesa.

Questa esperienza della notte spiega in gran parte la tonalità della sua pittura. Le grandi campiture scure, le prospettive che fuggono verso un orizzonte incerto, le superfici bagnate in cui si riflette la luce dei lampioni: tutto ciò proviene da un'osservazione diretta, quasi fisica, della riva marina deserta. Spilliaert non cerca il pittoresco della marina tradizionale, con le sue barche e i suoi cieli animati. Traduce uno stato interiore — la solitudine, l'insonnia, l'angoscia ovattata — attraverso un paesaggio reale, quello della sua città natale, che non ha mai smesso di percorrere. Il mare, in lui, non è quasi mai tempesta o spettacolo: è una distesa immobile, una massa scura che costeggia il vuoto e prolunga il silenzio della passeggiata.

Una tecnica della carta piuttosto che dell'olio

Ingresso del porto di Ostenda, fotocromia verso il 1890-1900
L'ingresso del porto di Ostenda verso il 1890-1900, fotocromia d'epoca — la città natale e il teatro notturno di Spilliaert

La singolarità di Spilliaert dipende anche dai suoi mezzi. Là dove tanti pittori del suo tempo lavorano la tela, lui privilegia quasi esclusivamente la carta. I suoi strumenti prediletti sono il lavis di inchiostro di China, l'acquerello, la tempera, il pastello e le matite colorate; ricorre solo molto raramente all'olio. Questa scelta non ha nulla di aneddotico: determina l'aspetto stesso delle sue immagini.

L'inchiostro di China, steso a lavis, gli permette di ottenere neri vellutati e grigi sfumati, passaggi d'ombra in cui la forma si dissolve. La tempera e il pastello apportano opacità sorde, superfici senza brillantezza che assorbono la luce invece di rimandarla. La matita colorata, impiegata con moderazione, introduce qui una tinta fredda, là un bagliore discreto. Questa economia di mezzi produce una tavolozza ristretta — neri profondi, blu notturni, ocra pallidi, bianchi di carta — che dà all'insieme dell'opera la sua unità e la sua gravità. La pennellata, spesso, si fa fluida e continua, assecondando il tracciato delle prospettive e la curva dei riflessi.

Questo lavoro sulla carta avvicina Spilliaert al disegno tanto quanto alla pittura. Frequenta d'altronde, brevemente, l'editore bruxellese Edmond Deman, e si muove nell'ambiente simbolista, realizzando illustrazioni nella cerchia di scrittori come Maurice Maeterlinck ed Émile Verhaeren. Da questa vicinanza con la letteratura simbolista, la sua arte conserva il gusto del silenzio, del suggerito, dell'atmosfera piuttosto che del racconto.

La vertigine e il molo: due visioni della notte

Due opere riassumono la potenza di questo universo. La prima, « Vertigine », mette in scena uno dei motivi più caratteristici dell'artista: la prospettiva vertiginosa. Una scala, una ringhiera, una composizione che si ribalta e trascina lo sguardo verso il basso — Spilliaert costruisce qui lo spazio come una caduta possibile. Il senso di squilibrio nasce dalla geometria stessa dell'immagine, dalla fuga accelerata delle linee e dal contrasto tra le zone chiare e i baratri d'ombra. Non è uno scenario: è una sensazione, quella del suolo che si sottrae, tradotta in forme e in valori. Se ne può osservare il dettaglio nella riproduzione di Vertigine.

La seconda, « Molo di Ostenda con i lampioni », appartiene alla grande vena delle marine notturne. Il molo si allunga, deserto, punteggiato dall'allineamento dei lampioni la cui luce cade sul suolo umido. Il lungomare vuoto, l'orizzonte basso, la ripetizione ritmica dei lampioni: tutto concorre a un'impressione di solitudine abitata. La luce artificiale, isolata nella notte, diventa l'unico punto di riferimento, quasi una presenza. Quest'opera dialoga con la celebre « Molo di notte », datata 1908, in cui Spilliaert aveva già fissato questa poesia del lungomare notturno. La riproduzione del Molo di Ostenda con i lampioni permette di apprezzarne l'equilibrio dei neri e dei bagliori.

Molo di notte, Léon Spilliaert
« Molo di notte » (1908), Léon Spilliaert — musée d'Orsay, Parigi

Gli autoritratti e l'evoluzione di un'opera

Prima di dipingere la notte del di fuori, Spilliaert aveva sondato quella del di dentro. I suoi autoritratti del 1907-1908 figurano tra le immagini più forti di tutto il suo percorso. Colto allo specchio, spesso di notte, il volto dai tratti tirati, lo sguardo fisso, l'artista vi si rappresenta come una figura tormentata, di una rara intensità esistenziale. Non sono esercizi di somiglianza ma confronti: l'uomo insonne di fronte a se stesso, nel silenzio della casa addormentata. La luce vi scolpisce il volto, l'ombra vi scava le orbite, e l'insieme raggiunge una verità psicologica che annuncia l'espressionismo senza mai adottarne gli eccessi.

Questa vena tesa e ansiosa non durerà per sempre. Dopo gli anni Venti, l'opera di Spilliaert si placa. Il mare e il molo notturni cedono progressivamente il posto ad altri motivi: gli alberi, le foreste, una natura più calma, osservata con un'attenzione quasi meditativa. La tavolozza si distende, l'angoscia si scioglie. Questa seconda maniera, meno nota delle notti di Ostenda, testimonia un artista che ha attraversato le sue ossessioni per affrontare un versante più sereno della sua arte. L'unità permane tuttavia: ovunque, la stessa economia di mezzi, lo stesso senso del silenzio, lo stesso modo di far respirare la carta.

Vivere con un'opera di Spilliaert

Accogliere una riproduzione di Spilliaert in casa significa introdurre una nota di calma e di profondità. Le sue composizioni, costruite su ampie distese scure e qualche accento luminoso, si accordano naturalmente agli interni sobri, alle pareti chiare come alle tinte più ovattate. Una parete grigia, tortora o blu notte valorizza la densità dei suoi neri; una parete bianca, al contrario, lascia respirare le zone di carta e sottolinea il grafismo delle prospettive.

Le marine come « Molo di Ostenda con i lampioni », con la loro orizzontalità, trovano il loro posto sopra un divano, una consolle o una testiera del letto, dove prolungano lo sguardo. Le composizioni verticali come « Vertigine » si addicono ai tratti di parete stretti, in un ingresso, in una tromba delle scale o in un corridoio, dove la loro dinamica trova un'eco architettonica. La luce conta: queste opere nate dalla notte sopportano male l'abbagliamento diretto e traggono vantaggio da una luce soffusa, radente, che rispetta le loro sfumature. Un'illuminazione morbida, a fine giornata, rivela la sottigliezza dei loro grigi e la presenza dei lampioni. Appese così, le immagini di Spilliaert non decorano soltanto una parete: vi installano un'atmosfera, quella delle passeggiate silenziose in riva al Mare del Nord.

Dipinto Molo di Ostenda con i lampioni - Léon Spilliaert
Dipinto Molo di Ostenda con i lampioni - Léon Spilliaert
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