Pochi pittori dell'Ottocento hanno contribuito quanto Paul Gauguin a riorientare l'arte moderna. Nato a Parigi nel 1848 e morto ad Atuona, nelle isole Marchesi, nel 1903, occupa una posizione singolare tra l'impressionismo, da cui proviene, e le avanguardie del Novecento, che ha in parte reso possibili. La sua ricerca di un'espressione affrancata dall'imitazione del reale, il suo gusto per il colore puro e le forme semplificate, così come i suoi soggiorni in Bretagna e poi in Polinesia, tracciano una traiettoria che continua ad alimentare la riflessione sulla modernità pittorica. Questo articolo propone un percorso misurato attraverso la sua vita, il suo stile e la sua eredità.
Un percorso tardivo verso la pittura
A differenza di molti suoi contemporanei, Gauguin non si è dedicato alla pittura in giovane età. Dopo un'infanzia trascorsa in parte in Perù e alcuni anni nella marina, lavora nell'ambiente della finanza parigina, in particolare come agente presso un ufficio di agente di cambio. Questa attività gli assicura dapprima una situazione materiale confortevole e gli permette di costituire una collezione di opere impressioniste, pur praticando la pittura da dilettante.
La crisi borsistica dei primi anni Ottanta dell'Ottocento e un crescente desiderio di dedicarsi all'arte lo portano ad abbandonare questa carriera. La scelta è rischiosa e peserà a lungo sulla sua vita familiare e finanziaria. Espone insieme agli impressionisti e si avvicina a figure come Camille Pissarro, che lo incoraggia. Questo passaggio graduale dallo status di dilettante colto a quello di artista impegnato testimonia una determinazione che segnerà l'intero suo percorso.
La formazione di uno stile: sintetismo e colore
È in Bretagna, a Pont-Aven, che Gauguin elabora i principi che faranno la sua fama. In dialogo con giovani pittori, tra cui Émile Bernard, partecipa alla nascita di una maniera che la critica designerà con i termini di sintetismo e cloisonnisme: campiture di colore delimitate da contorni netti, una semplificazione delle forme e un rifiuto della sola fedeltà ottica al motivo. La pittura non è più la trascrizione di un'impressione fuggitiva, come presso gli impressionisti, ma la costruzione di un'immagine carica di significato.
Questa evoluzione si accompagna a scambi talvolta tesi con altri artisti. Il soggiorno che Gauguin trascorre presso Vincent van Gogh ad Arles, nell'autunno del 1888, ne offre l'esempio più noto: la convivenza, breve e burrascosa, si conclude con una rottura. Al di là dell'aneddoto, questi confronti alimentano una riflessione comune sul colore, la soggettività e la portata simbolica dell'opera. Gauguin ne esce con la convinzione che la pittura debba esprimere un'interiorità e una parte di mistero piuttosto che riprodurre l'apparenza.
Anche il suo lavoro grafico illumina questa ricerca. Fogli di studi, come Studies of a Cow [verso], A Man Leaning on a Wall with Five Other Studies o Two Bearded Men Wearing Hats, and Five Other Studies [recto], mostrano un disegnatore attento all'osservazione, che accumula motivi e figure su una stessa pagina. Questi studi ricordano che l'audacia cromatica dei dipinti si fonda su una pratica paziente del disegno e della costruzione delle forme.
I viaggi e l'immaginario polinesiano
La ricerca di un'arte più elementare e l'aspirazione a uno stile di vita lontano dalla società europea conducono Gauguin verso territori lontani. Dopo la Bretagna e un soggiorno in Martinica, raggiunge Tahiti nel 1891, vi soggiorna, torna in Francia, poi riparte stabilmente per la Polinesia a partire dal 1895, stabilendosi infine alle Marchesi. Questi spostamenti non riguardano soltanto la geografia: traducono una ricerca estetica e personale, non priva delle idealizzazioni proprie della sua epoca, che la storia dell'arte esamina oggi con uno sguardo critico.
Le opere realizzate in questi anni figurano tra le più celebri dell'artista. Uniscono composizioni monumentali, colori saturi e un'iconografia in cui si mescolano scene di vita quotidiana, motivi vegetali e riferimenti spirituali. Tra i soggetti emblematici di questo periodo figurano rappresentazioni di figure tahitiane, di cui testimoniano dipinti come Due donne tahitiane, proposto in riproduzione nella nostra selezione. Queste immagini, a lungo ridotte a una lettura esotica, sono ormai considerate in tutta la loro complessità, tra invenzione formale e contesto coloniale.
Anche la Bretagna non scompare dalla sua opera. Scene rurali, come quella evocata da Il guardiano di porci, anch'essa disponibile in riproduzione, ricordano il legame di Gauguin con un mondo contadino che percepiva come più autentico. Tra le campagne francesi e le isole del Pacifico, una stessa esigenza attraversa la sua pittura: dare al colore e alla forma un valore espressivo autonomo.
Un'eredità determinante per l'arte moderna
L'influenza di Gauguin sulla pittura del Novecento è considerevole. Il suo impiego del colore non descrittivo e la sua libertà rispetto alla prospettiva tradizionale hanno aperto vie che movimenti come il fauvismo e i Nabis hanno a loro volta esplorato. Artisti della generazione successiva, attenti alla semplificazione delle forme e alla carica simbolica dell'immagine, hanno trovato in lui un precedente decisivo. La sua riflessione sulla sintesi e sull'espressione ha così contribuito alla nascita dell'arte astratta e delle avanguardie.
Questa posterità non deve nascondere le zone d'ombra di una vita segnata dalla precarietà, dall'isolamento e da scelte personali oggi discusse. L'apprezzamento contemporaneo di Gauguin unisce il riconoscimento del suo apporto formale e un esame lucido del suo rapporto con le società che ha rappresentato. È a questa condizione che la sua opera conserva la propria pertinenza: non come un'immagine fissa, ma come un oggetto di studio e di dialogo.
Per l'appassionato d'arte, scoprire Gauguin significa seguire il filo di una modernità in via di formazione, dall'ambiente impressionista parigino agli atelier del Pacifico. Le nostre riproduzioni permettono di avvicinarsi a questo universo pittorico e di apprezzarne la coerenza, dai paesaggi bretoni alle figure polinesiane, nel rispetto dell'approccio di un pittore che ha trasformato in modo duraturo lo sguardo rivolto al colore e alla forma.
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